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02/01/2010 - Craxi.....come un gigante sui nani della sinistra italiana!!!!

Poco più di un anno fa, in una delle ultime sedute della Camera prima della pausa natalizia, andò in onda una scena vagamente kafkiana: Minniti, allora ministro ombra del Pd, pallido e irato, puntò il dito contro Antonio Di Pietro, il Torquemada giacobino che poco prima aveva arringato l'aula perché venisse concesso l'arresto richiesto dalla Procura di Potenza per il deputato del Pd Margiotta. Silenzio di tomba in aula, applausi fragorosi dai banchi della sinistra ad ogni passaggio contro il giustizialismo qualunquista dell'Italia dei valori. Quegli applausi che il 3 luglio del '92 Bettino Craxi non aveva avuto quando pronunciò - inascoltato - il famoso discorso con cui tentò di dare una soluzione politica allo scandalo delle tangenti per scongiurare il crollo totale del sistema politico. Il Pds allora tacque (Occhetto, D'Alema e Veltroni quel giorno somigliavano a tre dirigenti del Politburo di Mosca, impassibili e vitrei). Anzi, fece di peggio: accoltellò alla schiena il leader che gli aveva generosamente - e incautamente - concesso il passaporto per l'Internazionale socialista e spedì il popolo rosso a tirargli le monetine davanti al Raphael. Dopo tre lustri, quel giorno riecheggiarono beffardamente le parole di Bettino: "La storia si incaricherà di dichiararli spergiuri". Già: spergiuri e spauriti, perché il Pd è ancora un partito in stato confusionale, che non sa più come liberarsi di Di Pietro e del suo abbraccio mortale. Pensava di avergli pagato l'ultima cambiale, portandolo apparentato in Parlamento, e ora ne è diventato prigioniero, perché ha creato un mostro politico che, col consenso elettorale che gli hanno regalato, è divenuto indispensabile. E poi: chi ha nutrito di odio il suo popolo, prima contro Craxi e ora contro Berlusconi, anche se volesse - e qualcuno vorrebbe - uscire dalla deriva giustizialista, è impissibilitato a farlo. Il silenzio imbarazzato dei vertici del Pd sul decennale della morte di Craxi, che potrebbe essere l'occasione per dire qualche parola di verità su Tangentopoli, fotografa esattamente la situazione: lo spartito a sinistra ora lo dirige Di Pietro, ed è lo spartito che tutti conosciamo: moralismo d'accatto e manette. Su Bettino Craxi chi mi ha letto in questi anni sa come la penso: morì assumendosi sulle spalle il peso e le responsabilità di un sistema politico in cui aveva dovuto necessariamente muoversi ma di cui era stato l'unico a comprendere i limiti e i rischi, e oggi è sempre più chiaro che fu anche l'unico statista che tentò consapevolmente di portare l'Italia oltre un regime dei partiti ormai consunto, avendo intuito per primo che la democrazia di massa non può fare a meno di un leader. Ma la sua Grande Riforma istituzionale fu avversata con tutti i mezzi dai veti incrociati dei comunisti e della sinistra Dc, ossia da quel ceto politico cementato dal compromesso storico e nemico del riformismo che oggi ha ricomposto i suoi interessi di sempre nel Partito democratico. L'Italia, così, è l'unico Paese occidentale in cui la vecchia contesa tra massimalisti e riformisti ha portato al potere una sinistra senza più anima, dominata dai sepolcri imbiancati del comunismo epigono di se stesso e dalla loro alleanza con il giustizialismo estremista. Una sinistra che, proprio perché non discende da una cultura riformista, ma è la sbiadita erede di un vecchio sistema dogmatico, appare incapace di rinovarsi, di capire i tempi nuovi e perfino di tutelare gli interessi nazionali. La sinistra italiana, insomma, sconta la colpa di aver rinnegato il suo uomo migliore, che aveva vinto storicamente la sua partita con il Pci e che per questo è stato eliminato. Invece di ammettere la sconfitta, e di imparare la lezione, i comunisti cambiarono nome, tradirono Craxi in perfetto stile leninista e lo consegnarono alla gogna di Tangentopoli e alle sue oblique verità. Craxi è stato l'artefice e la vittima del rinnovamento della politica italiana, e nel decennale della sua scomparsa va ribadito con forza, perché l'Italia ha ancora bisogno delle sue idee e della sua lezione politica. Ma dovrà passare ancora molto tempo perché la sinistra italiana, al di là delle riabilitazioni ipocrite e tardive in perfetto stile comunista, riconosca anche questo tra i suoi tanti errori. I comunisti non hanno mai perdonato a Bettino alcune colpe gravissime, tre in particolare: aver sottratto il Psi all'influenza del Pci, che lo aveva sempre usato come una succursale politica; aver permesso agli Stati Uniti di installare in Italia i Pershing e i Cruise per contrastare gli SS20 che Mosca aveva graziosamente puntato contro tutte le capitali europee, con l'assenso entusiastico dei pacifisti italiani foraggiati dallo stesso Pci; e infine l'essere riuscito a sconfiggere il compromesso storico che avrebbe ingabbiato l'Italia in un consociativismo perpetuo che ci avrebbe allontanato dall'Occidente e dalla modernizzazione. Queste colpe sono in realtà meriti storici altissimi che ancora oggi fanno stagliare la figura di Craxi come un gigante sui nani della sinistra con cui l'Italia si trova purtroppo a fare i conti. On. Riccardo Mazzoni Coord. Prov.le PdL


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