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24/02/2010 - Sindrome di tangentopoli!!!

Come avviene per i disastri naturali, anche sulle inchieste giudiziarie volteggiano spesso gli avvoltoi, mentre gli sciacalli rovistano tra i faldoni che regolarmente escono dalle Procure per riversare fiumi di fango sugli indagati – anche se presunti – sui familiari e su chiunque abbia avuto la (s)ventura di avere anche un solo colloquio telefonico con loro. Se l’indagato è un politico, poi, la vis sciacallesca si moltiplica in modo esponenziale nel tentativo di regolare conti e conticini in sospeso e per togliere di mezzo qualche scomodo avversario di partito. Intendiamoci: sono perfettamente d’accordo con te quando scrivi che il Cavaliere deve provvedere subito a estirpare le mele marce dal partito, ma il concetto di mela marcia va a mio parere ristretto ai casi dei mariuoli di turno – ce ne sono stati, ce ne sono e purtroppo ce ne saranno in tutte le Repubbliche – presi con le mani nel sacco, perché se si dovesse dare un’interpretazione estensiva del termine, scomparirebbe d’un colpo il garantismo che, oltre a essere un fondamento basilare di civiltà, costituisce anche un elemento costitutivo della cultura politica del Pdl. Non credo, allora, che la strada da seguire in questo momento in cui sembra rifarsi impropriamente spazio la sindrome di Tangentopoli, sia quella di farsi dettare le liste dei candidati per le Regionali dalle Procure, altrimenti si finirebbe per dar ragione a Borrelli, che anche da pensionato continua a teorizzare la supplenza politica della magistratura, e si dimenticano gli effetti perversi della sbornia giustizialista di Tangentopoli sul Paese e sulle sue istituzioni. Basti ricordare che il famigerato Parlamento degli inquisiti, sciolto nell’ignominia da Scalfaro nel ’94, uscì poi quasi completamente prosciolto alla prova dei processi, ma con decine di carriere politiche – e di famiglie - distrutte, e tutti abbiamo visto qual è stato il costo della decapitazione di un’intera classe dirigente. Non so dire se si trattò di una rivoluzione, di un putsch politico-giudiziario oppure di una serie di fattori concomitanti senza un’unica regia. So però che se non fosse sceso in campo Berlusconi, l’Italia avrebbe vissuto un ventennio di governi basati sull’asse D’Alema-Di Pietro, cioè su una sinistra illiberale supportata dal giustizialismo qualunquista. Ma ritengo sia inutile fare il riassunto delle puntate precedenti. Quello che mi preme dire oggi, prendendo spunto dalle vicende giudiziarie di Bertolaso e di Verdini, indagati dalla procura di Firenze e sottoposti a una micidiale gogna mediatica, è che sarebbe sbagliato e infausto per il Pdl pensare di sistemare le questioni interne ricorrendo alla scorciatoia giudiziaria. E’ significativo – oltre che sinistramente puntuale - che l’inchiesta fiorentina sia stata fatta esplodere proprio in coincidenza con le elezioni regionali, e che, come tu hai opportunamente sottolineato, nel mirino siano finiti il simbolo riconosciuto del governo del fare – Bertolaso – e Verdini, l’uomo che ha guidato Forza Italia alla fusione con An, che è l’architrave dell’organizzazione del partito e che sbriga da anni, fra le tante altre cose, la rognosa pratica della compilazione delle liste elettorali. Un lavoro che procura soprattutto nemici. Non soprende dunque che qualcuno tenti ora di lucrare politicamente su un avviso di garanzia dai risvolti francamente marginali, e che l'ineffabile Granata abbia chiesto l’autosospensione di Verdini dal partito, comportandosi così come un perfetto dipietrino. Se questo significa che nel Pdl sta nascendo una corrente giustizialista e forcaiola, allora siamo su una brutta china, e i garantisti hanno il diritto e il dovere di alzare la voce. E' giusto inasprire le pene contro i corrotti, ma sarebbe davvero sciagurato rinnegare l'approdo garantista per ragioni di bottega, pardòn di partito. "Datemi una sola parola e potrò impiccare chiunque". E' un vecchio proverbio da tenere in mente quando si leggono ritagli di intercettazioni degli indagati. Estrapolata dal contesto, qualsiasi frase può diventare una prova inconfutabile di colpevolezza. L'Italia è piena di innocenti impiccati a un'intercettazione, e di avvisi di garanzia trasformati in condanne definitive. Ma la storia, si sa, non insegna mai nulla. Riccardo Mazzoni (direzione nazionale Pdl)


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